“Credo nello Spirito Santo …che è Signore e da’ la vita”
Ci vuole un grande atto di umiltà per riconoscere che questa nostra professione di fede nello S. Santo spesso è disattesa e ci trova lontani da una realtà che dovrebbe coinvolgerci in ogni nostro aspetto.
Ogni domenica ripetiamo: “..credo nello Spirito Santo”, così come affermiamo di credere in tutta la trinità e nella Chiesa, nella comunione dei Santi, nella vita eterna ecc.; tutto questo elenco di cose in cui diciamo di credere, forse non abitano in noi, forse ci sono così estranee che sarebbe difficile poter affermare con sicurezza che, “questa è la nostra fede”!
E’ più facile credere in ciò che constatiamo con i nostri sensi: nelle gioie e nelle sofferenze, nei fallimenti e nelle grandi occasioni, nella carne e nella materia, nelle cose che riusciamo a fare con le nostre mani, in ciò che vediamo… Lo Spirito è tutta un’altra cosa, per quello utilizziamo la fede per dire che esiste anche se in realtà non abbiamo provato gran ché di sensibile per poter affermare che c’è, che esiste; fin da bambini abbiamo incamerato una sorta di verità intoccabile e la diffondiamo …fidandoci di chi ce lo ha detto.
Ma nella nostra vita, dove possiamo constatare che tutto ciò è vero; che quella professione di fede recitata in Chiesa non è solo una pallida idea di Dio?
Dov’è che possiamo incarnare ogni parola di quanto la Chiesa dice dello Spirito Santo, e di Gesù e di Dio?
Il nostro sguardo non deve percorrere distanze incolmabili, esso deve umilmente e coraggiosamente guardare al quotidiano, allo svolgersi lento dei miei gesti giornalieri, ai miei pensieri e alle mie piccole scelte quotidiane; là dove si evidenzia un dono che ,gratuitamente, e con efficacia compie la volontà del Padre illuminando dal di dentro le mie azioni e tutta la mia vita.
E così è possibile vedere
il Misericordioso, nella mia misericordia;
il Buono, nella mia bontà;
il Giusto, nella mia giustizia;
il fedele, nella mia fedeltà;
il Consolatore, nella mia capacità di consolare….
Più vicino di quanto immaginassimo, è questo Spirito che è entrato in noi, prima ancora che noi credessimo in Lui; Uno Spirito che intende dare pace alla nostra vita suscitando desideri contrari alla carne perché possiamo diventare testimoni autentici della speranza cristiana.
Perché è qui che spesso facciamo acqua: la testimonianza (cfr. opere di misericordia )
Opere di misericordia corporale
1. Dare da mangiare agli affamati 2. Dare da bere agli assetati 3. Vestire gli ignudi 4. Alloggiare i pellegrini 5. Visitare gli infermi 6. Visitare i carcerati 7. Seppellire i morti persone moleste
Opere di misericordia spirituale
1. Consigliare i dubbiosi 2. Insegnare agli ignoranti 3. Ammonire i peccatori 4. Confortare gli afflitti 5. Perdonare le offese 6. Sopportare pazientemente le persone moleste 7.Pregare Dio per i vivi e per i morti
Potremmo partire da un breve brano di Giovanni per lasciarci interrogare sulla nostra professione di fede spesso non troppo genuina e spontanea: “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace Non come la dà il mondo, io la do a voi.” (Gv.14,26-27)
Nel cammino di rinnovamento che ogni cristiano compie dal momento del suo Battesimo, l’elemento sempre presente che garantisce il nostro inserimento nella realtà Chiesa, è lo Spirito Santo che riattualizza in ognuno di noi tutto il cammino dl salvezza, da Abramo alla Risurrezione.
Lo Spirito Santo: primo dono ai credenti!
Primo cronologicamente, ma anche primo per importanza; senza di Lui nulla sarebbe possibile, senza di Lui non potremmo conoscere la nostra realtà più profonda e non potremmo chiamare Dio: “Padre”.
E’ Lui che ci illumina sulle cose nascoste rivelandoci la nostra figliolanza gratuita, non meritata dai nostri sacrifici, ma dalla Croce di Cristo; è Lui, dice Giovanni, che insegna ogni cosa.
Su questa affermazione ci vogliamo fermare per cogliere il suo significato profondo, percependone la dimensione che universalmente si allarga toccando davvero ogni componente dell’esistenza umana.
Quante volte abbiamo voluto conoscere i segreti della natura umana, del suo pensiero, delle sue capacità… tutto attraverso la scienza, senza mai sfiorare l’idea che ad istruirci sull’uomo nella sua totalità potesse essere questo grande dono, fatto all’umanità con la scelta di Cristo di sacrificare la propria vita, che è lo Spirito Santo.
Dunque non una realtà eterea, fantasiosa; non un’immagine, una costruzione mentale, ma una concreta possibilità di indagare con esso anche le profondità più nascoste dell’animo umano e della sua natura.
Certo senza la fede è impossibile intravedere tutto ciò dietro allo Spirito Santo; si rischia di nominarlo unicamente come “una delle persone trinitarie”, relegando la sua esistenza ad una formula descrittiva e misteriosa da assimilare come dato di fatto.
No! Lo Spirito Santo dobbiamo volerlo ESPERIMENTARE nel nostro vissuto quotidiano, dobbiamo constatare che veramente egli ci insegna “ogni cosa”, a partire dal “qui ed ora”, scoprendo quale sia la sua vera attività nella nostra vita.
L’esperienza dell’Effusione, che ci invita a riscoprire come vivo e vivace in noi questo dono, ci permette di assaporare solamente un poco di ciò che ha inteso donarci Gesù; il resto si assimila attraverso un continuo cammino di conversione orientato ad istruirci sui comportamenti di Dio in noi”, ovvero sulla molteplice e fantasiosa attività del dono proprio là dove meno ce lo aspettiamo.
E’ l’Arcivescovo Martini che pone l’accento su questo tipico atteggiamento dello Spirito: “Egli è presente, arriva prima di noi e giunge fin dove noi neppure potevamo immaginare
Ogni istante della nostra vita è presente alla sua attenzione; mentre lo donava, Gesù dice: “non vi lascio soli, ma verrà a voi il consolatore” il “PARACLITO”, colui che è “dalla vostra parte. Questa è la realtà che racchiude la promessa dello Spirito e mentre scrutiamo nella sua opera, ci accorgiamo che niente di ciò che noi siamo, prescinde da tale dono. Potremmo dire con la Parola: “sia che vegliamo, sia che dormiamo; sia che mangiamo, sia che digiuniamo; sia che viviamo, sia che moriamo”.
Impregnata com’è dello Spirito la nostra vita assume veramente un’altra dimensione portandoci dentro l’esperienza di amore che è della trinità, aprendo i nostri occhi su una verità che è sempre stata offuscata dal mondo, dal male e dalla menzogna; ecco cosa significa che “ci insegnerà ogni cosa”: quello che vediamo, sentiamo e tocchiamo, ha bisogno del Suo filtro altrimenti tutto è letto ingannevolmente solo dai sensi che non sanno superare il confine del finito impedendoci di arrivare a Dio.
Forse gli Apostoli non hanno colto immediatamente questo significato e forse anche noi pensavamo che lo spirito ci rivelasse quello che la nostra curiosità umana vorrebbe sapere; forse pensavamo di divenire depositari di chissà quale segreto nascosto ad altri uomini per poter metterci “al di sopra”; forse speravamo che ci venisse rivelato chiaramente qualcosa dell’aldilà…. Queste piccole delusioni hanno condotto molti ad abbandonare l’insegnamento dello Spirito per ascoltare le tante risposte di questo mondo che ha sempre pronta una bugia per soddisfare le nostre curiosità ed allora ecco chi vi promette di comunicare con l’aldilà, chi vi racconta cosa è preparato per il vostro domani e che vi offre guarigioni a buon mercato.
Intanto lo Spirito Santo continua, nel segreto del cuore, la dove lo abbiamo relegato, a contrastare l’opera di satana, il menzognero, insistendo sulla Verità: l’unica cosa che Lui sappia fare.
Detto questo comprendiamo quale sia la necessità di permettere allo Spirito di effondersi, dentro di noi e fuori di noi. E’ l’Effusione dello Spirito Santo, nel giorno di Pentecoste che permetterà agli Apostoli di superare ogni logica terrena per annunciare la Verità su ogni cosa; così è anche per noi che, battezzati nello Spirito Santo, riempiti di Lui, dobbiamo ora effonderlo in opere e parole testimoniando che solo Lui ci permette di vedere la realtà secondo Dio.
Partiamo da alcune premesse molto semplici, ma fondamentali:
L’effondere è un movimento che va da me verso l’esterno e non il contrario! Questo mi serve per comprendere che si sta parlando di me, della mia esperienza personale e del mio essere secondo Dio”.
Noi tutti effondiamo calore, suoni, sentimenti, ma ciò che vogliamo contemplare oggi è un’effusione tutta speciale che non è biologica o fisiologica, ma spirituale: La effusione di quello Spirito Santo che abbiamo ricevuto sicuramente tutti nel Battesimo e che altri, per grazia, hanno ricevuto inconsciamente per bontà divina.
(ricordiamo la pentecoste sui pagani…)
Questa esperienza dello Spirito è tipicamente pentecostale, cioè legata alla Pentecoste che apre gli apostoli alla verità tutta intera.
Nulla infatti può vietare, allo Spirito infuso in noi nel Battesimo, di sentire l’impellenza di espandersi, di comunicarsi… di fare sentire proprio a noi la sua presenza; del resto proprio per questo ci è stato donato, perché fossimo in grado di conoscere le altezze e le profondità del mistero Divino.
E’ per mezzo dello Spirito Santo che il Battezzato riscopre la nostalgia dell’immagine divina che è impressa dentro di Lui; un immagine che ancora non conosciamo.
Potremmo dire con Agostino, parafrasando:
“Ecco perché mi è venuta ‘voglia di Te’, Signore; perché Tu già mi avevi trovato con la tua grande voglia di amare colui che hai creato e per il quale sei morto e risorto!”
La effusione diviene dunque la risposta dello Spirito che è in noi alla nostra preghiera affinché egli venga e questa preghiera è sostenuta e rafforzata dalla Chiesa tutta (i fratelli) Ecco la pentecoste con Maria e gli Apostoli, con la “Chiesa nascente” che richiede l’opera insostituibile di quello Spirito promesso dallo stesso Cristo: uno Spirito che apre alle verità più profonde sull’uomo e sulla sua storia (intesa come piano di salvezza). La nostra storia personale, proprio così come siamo!
LEGGIAMO LA PAROLA
GI.3,1 (ma anche Is.32,14; Nm 11,23)
Con L’Effusione dello Spirito inizia un “nuovo tempo” nel quale emerge il “Giorno del Signore”; è il tempo del riscatto nel quale ogni uomo ed ogni donna possono contemplare la verità delle promesse fatte da Gesù: “io sarò con voi fino alla fine dei tempi”, dove questo ‘stare con voi indica una presenza reale che permette di ri-contemplare all’opera, quel Gesù che duemila anni fa ha reso visibile il Padre Creatore (“chi vede me, vede il Padre”).
Da sempre la grande ambizione dell’uomo è stata quella di poter vedere Dio… ebbene, lo Spirito Santo (primo dono ai credenti) ci permette in realtà di entrare in quella dimensione che non ha tempo e che non ha spazio e che è la dimensione “pneumatica” nella quale, liberati da tutti i vincoli terreni, possiamo rivisitare le nostre storie alla luce di Dio e del suo Vangelo annunciato e incarnato: Cristo. La nostra fortuna, di uomini del 2000, è quella di vivere, anche senza accorgercene, nel “tempo dello Spirito”, tempo nel quale, nonostante “non si veda”, si può credere ed essere beati (cfr. S.Tommaso). Una beatitudine che per essere scoperta deve lasciare spazio all’opera dello Spirito, solo allora il mondo, insieme a noi, potrà contemplare cieli nuovi e terra nuova e insieme figli e figlie che profetizzano, anziani che faranno sogni e giovani che avranno visioni.
Questa la grande scoperta fatta dal Rinnovamento: è ancora possibile vedere agire lo Spirito attraverso segni e prodigi, simili a quelli della Pentecoste o a quelli di cui padano i profeti come Gioele, Isaia…
SCOPRIAMO L’EFFETTO DELL’EFFUSIONE
Potremmo dire che esiste un solo modo per verificare l’attualità della Pentecoste ed è quello di constatare se veramente lo Spirito Santo pulsa tra di noi e dentro di noi; perché il frutto dello Spirito è lo Spirito stesso.
Nel senso che il primo grande segno che Egli ci dona è quello di riconoscerlo e di capire il suo ruolo nella nostra vita.
E così tutto ciò che è segno della presenza di Dio, diviene garanzia che lo Spirito Santo è stato effuso: così è se fra noi regna la carità, la giustizia, l’amore, il Perdono, la comprensione, la magnanimità. E’ ancora una volta S.Paolo che ci ha messi sulla buona strada, attraverso la lettera ai Galati (5,22-23).
Agostino lo precisa in un suo sermone:
L’Effusione dello Spirito (e cioè l’opportunità di vedere lo Spirito uscire da me e manifestarsi) è confermata da una piena accettazione del Cristo, da una maggiore adesione alla Chiesa (difesa di essa), una carità verso tutti coloro che sono di Cristo; anzi, riguardo alla carità dirà pure: “Senza la carità inutilmente grida chiunque grida”, perché è questa carità che ci fa “regno di Dio
(…ma se scaccio i demoni col dito di Dio, dunque è venuto a voi il Regno di Dio…).
Questa riflessione potrebbe portarci ad una nuova constatazione che di per sé suona nuova anche per noi:
Non è l’Effusione che mostra il Carisma, ma il Carisma che testimonia l’avvenuta effusione; e in questo pronunciamento ci avviciniamo ad una sorta di effetto sacramentale, che gratuitamente emana per virtù della grazia (mi spiego: pur avendo ricevuto un sacramento, io lo posso rendere sterile se non permetto alla grazia di operare ciò che deve operare); ebbene: noi avvertiamo il “profumo dello Spirito”, dunque lo Spirito si è effuso… diversamente è ancora necessario un camino che mira allo “svelamento” di così tanta grazia che sola ci può permettere di sentirci ed essere realmente “figli” ed eredi del medesimo Spirito promesso a tutti coloro che crederanno.


