Testimonianze

ULTIMA NOTTE AL CAMPO
Di Gianni Sedioli

Anche questa sera le luci si sono spente. I ragazzi sono andati a dormire. Si sentono ancora alcune porte aprire e chiudersi. Passi furtivi e veloci percorrono il corridoio. Forse qualche bacio, qualche carezza rubata alla disciplina del camposcuola e poi il silenzio.
L’Hotel Concorde di Val Canale in questi giorni ha ospitato decine di adolescenti. Gli adolescenti portano speranze e odori. Odori intensi. Ormoni in discussione percorrono le camere ed i corridoi di questo vecchio hotel. Odori ormai dimenticati dagli adulti. Odori così forti da lasciare storditi. Questi ragazzi odorano di vita!

Dal balcone della mia camera si vede la foresta. Si vede e si sente! La foresta si sente, anche di notte. Non è solo il silenzio della notte ad amplificare i rumori del bosco, non è solo il ruscello che scorre lento tra gli alberi, non sono solo gli animali notturni, non è solo il vento che fischia tra le cime delle montagne. C’è qualcos’altro, ma cosa? Sembra quasi che la foresta voglia farsi sentire da chi è disposto ad ascoltarla. Parla una lingua antica, parole sconosciute sussurrate dal vento.
Chiudo gli occhi e sorrido.
Sorrido mentre penso a come sia stata possibile la mia presenza qui. Questo è un camposcuola organizzato da una parrocchia dal nome impegnativo: Santissimo Redentore. Qui ci sono credenti e persone di fede. Eppure ci sono anch’io. Io e mia moglie che non siamo neanche sposati in chiesa. Abbiamo, infatti, deciso di accompagnare mio figlio in quest’esperienza. Potevo scegliere un milione di maniere diverse per trascorrere una vacanza eppure ho scelto questa.
E’ solo una coincidenza e voglia di una vacanza alternativa?
Io mi sono allontanato dalla chiesa quando ero un ragazzo. Crescendo non mi bastavano più le “favole” che preti maldestri di campagna raccontavano ai bambini. Cominciavo a conoscere la vita e la vita era così diversa da quella rassicurante del sabato pomeriggio passato in parrocchia. Alla mia voglia di capire il mondo non bastava più l’ora di religione. La cosa che più mi urtava poi, era l’impossibilità di comunicare con chi si professava “vero” credente. Persone così incrollabili nella loro fede e nei loro dogmi, peccato però che il loro comportamento quotidiano era spesso così diverso da quello che andavano insegnando a noi ragazzi. Quante ragazze ho visto sposarsi con l’abito bianco e la pancia di tre mesi mentre solo poche settimane prima professavano le virtù della verginità.
Un poco alla volta lasciai perdere e me ne andai per altre strade.
Il bene ed il male sono dentro di noi fin dalle origini ed ero convinto che nessun prete o credente potesse insegnartie qualcosa che si conosce da sempre.
Ad ogni modo, io, con le mie esperienze di vita ho sentito il bisogno di venire qui, come per rispondere ad un’esigenza di confronto con un mondo spirituale, come per cercare delle risposte a domande che da troppo tempo giacevano dentro di me.

In questo camposcuola ho conosciuto dei credenti ma nessuno si è voluto imporre, nessuno ha esibito verità incontestabili. C’è stata, al contrario, una grande disponibilità al dialogo ed al confronto. L’atmosfera che si è respirata al campo deve molto alla presenza della guida spirituale e anche Don Fulvio ha lasciato ampie libertà. Non ha imposto niente a noi adulti. Chi voleva seguire i vari momenti religiosi della giornata era libero di farlo come di non farlo. Don Fulvio è una figura sorprendente. In genere riesco a capire le persone solamente guardandole negli occhi. Con Don Fulvio è stato più difficile. Ha decisamente un carattere e una personalità complessa e controversa. A prima vista forse addirittura urtante nei modi e nelle maniere sempre così appariscenti. Così diverso dai numerosi uomini di chiesa che ho conosciuto sino ad ora. Però questo suo modo di essere, di comunicare rendono estremamente efficaci i suoi interventi. E’ un piacere sentirlo parlare, i suoi discorsi non sono mai banali, il suo livello culturale deve essere piuttosto alto. Paradossalmente è molto meno intransigente e “bigotto” di tanti suoi parrocchiani di mia conoscenza. Devo dire che alcuni dei momenti piacevoli di questa vacanza sono stati proprio gli incontri che il Don -così lo chiamano i ragazzi- ha voluto tenere con le famiglie. Incontri che partivano dalla lettura di brani tratti dalla Bibbia per poi parlare di vita vissuta. Don Fulvio non vuole importi il messaggio, vuole che tu arrivi al messaggio da solo. Da anni non ascoltavo un prete con tanto interesse.
Ascoltare un prete.
Forse è anche questo uno dei motivi che mi ha spinto a partecipare a quest’esperienza. Forse ero io a voler sentire certe parole. Ero io a desiderare che qualcuno mi parlasse di certe cose. Ma quali cose, quali discorsi? Forse i più semplici ma i più importanti. Discorsi che sappiano parlare all’anima e non solo allo stomaco, o ai genitali, come troppe volte capita nella mia vita di tutti i giorni fatta di lavoro, impegni e chiacchiere al bar. Non c’è mai il tempo per interrogarsi su certe cose. Con gli amici si parla di donne, di lavoro, di politica. Si ride e si scherza su tutto ma si rimane sempre in superficie. Non si arrivava mai al cuore del problema ed il cuore del problema è capire cosa ci stiamo a fare su questo mondo!
Si dice che per capire le azioni di un uomo se ne devono conoscere le ideologie ed i valori che le muovono.
Bene. Se non conosciamo il motivo per cui siamo venuti al mondo come possiamo capire anche il gesto più insignificante della nostra vita??! A volte capita che certi discorsi siano sfiorati anche per sbaglio, di solito quando si ha la notizia di un amico scomparso o gravemente ammalato. In quelle volte cala sempre un velo di silenzio imbarazzato, un silenzio che indica paura ed incertezza, un silenzio che puntualmente è interrotto da una battuta, spesso irriverente, e tutti giù a ridere e dimenticare. Un’altra birra e tanta inquietudine a riempirti la gola.

Ad ogni modo si è fatto tardi.
Una strana sensazione di solitudine mi assale. Mi succede sempre quando rifletto un po’ più del solito.
Alzo gli occhi al cielo e osservo con aria interrogativa le stelle che brillano nella notte. Ci deve essere una risposta a tutto. Non può essere tutto un’illusione che durerà lo spazio di una vita. Ci deve essere uno scopo a tutto ciò!
Chiudo gli occhi nell’attesa di una risposta alle mie domande. E’ una mia sensazione o nell’aria c’è un rumore leggero? Apro gli occhi e fisso la foresta avvolta nell’oscurità davanti a me. Mi concentro e questa volta il rumore si fa più nitido. Non è solo una sensazione, è reale! Ne sono sicuro, è reale! Ascolto meglio per cercare di capire che tipo di rumore si tratti. E’ un rumore leggero, continuo, costante. Un respiro! Sì, un respiro. Allora è vero ! La foresta è viva! All’ultima notte mi sono accorto del respiro della foresta! Il respiro della vita! Mi sento improvvisamente un tutt’uno con l’universo, in comunione con il cosmo! Ringrazio il cielo per avermi fatto capire!
Mi accorgo che il rumore viene da più vicino. Mi giro verso la mia camera. Sì, decisamente il rumore viene da molto più vicino. Lo sento distintamente. Entro nella mia camera e lascio l’universo fuori. La stanza è appena rischiarata dalla luce della notte e sento il rumore. Un respiro. Anzi, i respiri!
Mia moglie e i miei due figli stanno dormendo e ronfano fragorosamente. Eccolo il mio respiro. Sorrido e mi stendo sul letto. Mia moglie e i miei figli. Il mio scopo. Il mio universo!

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